Dal Fronte · 2026-09-28
Alessandria 1941: la vittoria degli incursori italiani
di La redazione
Due corazzate britanniche fuori combattimento dentro una base protetta: l’impresa di Alessandria d’Egitto fu uno dei maggiori successi italiani nella guerra navale prima del 1943. Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, sei incursori della Regia Marina penetrarono nel porto e portarono le cariche esplosive sotto i loro obiettivi.
L’operazione era stata preparata dalla Xª Flottiglia MAS, il reparto dei mezzi d’assalto. Il sommergibile Scirè, comandato da Junio Valerio Borghese, trasportò gli operatori nei pressi della base. Da lì partirono tre siluri a lenta corsa: mezzi subacquei guidati da due uomini ciascuno, conosciuti come maiali. La testata esplosiva poteva essere separata dal mezzo e fissata sotto la nave avversaria.
Gli equipaggi erano formati da Luigi Durand de la Penne ed Emilio Bianchi, Antonio Marceglia e Spartaco Schergat, Vincenzo Martellotta e Mario Marino. Affrontarono ostacoli portuali, difficoltà di orientamento e problemi tecnici. L’azione richiedeva non soltanto audacia, ma preparazione fisica, conoscenze meccaniche e capacità di procedere in condizioni estreme.
Le esplosioni del 19 dicembre danneggiarono gravemente le corazzate Valiant e Queen Elizabeth, mettendole fuori servizio. Furono colpiti anche la petroliera Sagona e il cacciatorpediniere Jervis, che si trovava accostato alla petroliera. Tutti e sei gli incursori italiani vennero catturati.
La distinzione è importante: le due corazzate non andarono perdute definitivamente. Il basso fondale del porto permise agli scafi di adagiarsi senza scomparire sott’acqua; entrambe furono successivamente recuperate e riparate. Questo non riduce il risultato militare immediato: la Marina britannica venne privata di due importanti unità da battaglia in un teatro decisivo per i collegamenti con l’Africa settentrionale.
Alessandria fu dunque una vittoria tattica netta, non la soluzione della guerra nel Mediterraneo. Il successo non si tradusse in un controllo italiano stabile delle rotte. Ricordarlo con precisione significa riconoscere il valore degli uomini e della tecnica italiana senza confondere un’impresa riuscita con l’esito complessivo del conflitto. La forza di questa pagina di storia sta nei fatti, che non hanno bisogno di essere ingranditi.