Dal Fronte · 2026-09-29
Alessandria 1941: l’impresa dei sei marinai italiani
di La redazione
Non tutte le battaglie si combattono con grandi formazioni schierate. Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, ad Alessandria d’Egitto, sei uomini della Regia Marina portarono la guerra dentro una delle principali basi britanniche del Mediterraneo. L’operazione mise temporaneamente fuori combattimento due corazzate: un risultato importante, ottenuto con mezzi piccoli e una preparazione estremamente impegnativa.
Il sommergibile Scirè, comandato da Junio Valerio Borghese, trasportò nei pressi dell’obiettivo tre siluri a lenta corsa, conosciuti come maiali. Non erano siluri convenzionali: ciascun mezzo veniva guidato da due operatori subacquei e portava una carica esplosiva da collocare sotto il bersaglio. Gli equipaggi erano formati da Luigi Durand de la Penne ed Emilio Bianchi, Antonio Marceglia e Spartaco Schergat, Vincenzo Martellotta e Mario Marino.
Superate le difese del porto, gli italiani raggiunsero i propri obiettivi. Le esplosioni danneggiarono gravemente le corazzate HMS Valiant e HMS Queen Elizabeth e colpirono la petroliera Sagona. Le due grandi unità britanniche non furono perdute definitivamente, ma rimasero indisponibili per mesi. È una distinzione essenziale: l’impresa non distrusse per sempre quelle navi e non decise, da sola, la guerra nel Mediterraneo.
Tutti e sei gli incursori furono catturati. Un episodio dà particolare rilievo alla condotta di Durand de la Penne: trattenuto a bordo della Valiant, prima dell’esplosione avvertì il comandante britannico del pericolo imminente, senza rivelare il punto in cui era stata sistemata la carica. Il gesto consentì di adottare misure per proteggere l’equipaggio. Ai sei protagonisti venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare.
A ottantacinque anni da quel 1941, questa vicenda ricorda che il valore militare nasce anche dallo studio, dall’addestramento e dalla capacità di affrontare l’imprevisto. Gli uomini impiegarono una tecnologia sviluppata in Italia, trasformandola in uno strumento operativo efficace attraverso disciplina e competenza.
Onorarli non richiede di nascondere il contesto della guerra fascista né di esagerare i risultati. Richiede, invece, precisione: distinguere le responsabilità politiche dal coraggio personale e custodire una pagina della storia nazionale nella sua concreta, documentata grandezza.