Dal Fronte · 2026-09-25
Adroterapia al CNAO: l’acceleratore italiano al servizio delle cure
di La redazione
PAVIA — Un acceleratore di particelle non serve soltanto a indagare la materia. Al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, CNAO, di Pavia, è il cuore di una tecnologia utilizzata per trattare tumori selezionati con protoni e ioni carbonio. È un esempio concreto di innovazione italiana: competenze sviluppate nella fisica diventano strumenti clinici, attraverso il lavoro congiunto di medici, fisici, ingegneri e tecnici.
L’adroterapia è una forma di radioterapia che impiega particelle cariche al posto dei fasci di fotoni usati nei trattamenti convenzionali. La differenza fondamentale riguarda il modo in cui l’energia viene depositata nei tessuti. Protoni e ioni presentano un massimo di rilascio della dose a una profondità determinata, il cosiddetto picco di Bragg. Regolando l’energia del fascio, questo comportamento viene sfruttato per concentrare l’irradiazione sul bersaglio, limitando la dose a parte dei tessuti sani circostanti.
Non significa eliminare ogni rischio né disporre di una cura adatta a qualsiasi tumore. L’indicazione dipende dalla diagnosi, dalla posizione della lesione, dai trattamenti già ricevuti e dalla valutazione specialistica. Gli ioni carbonio hanno inoltre caratteristiche radiobiologiche differenti dai protoni, utili in determinate situazioni cliniche. Le due particelle non sono quindi opzioni automaticamente intercambiabili.
A rendere possibile il trattamento è una catena tecnologica rigorosa. Il sincrotrone accelera le particelle; le linee di trasporto guidano il fascio fino alle sale di terapia. Sistemi di pianificazione, dosimetria, posizionamento e controllo concorrono a far corrispondere quanto prescritto al trattamento effettivamente erogato. La precisione non dipende da una singola macchina, ma dall’integrazione dell’intero impianto.
Alla realizzazione del CNAO ha contribuito l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, trasferendo conoscenze maturate nella ricerca sugli acceleratori. Il valore strategico di questa esperienza sta proprio nel collegamento tra ricerca fondamentale e applicazioni: formare specialisti, mantenere capacità progettuali e sviluppare tecnologie complesse sul territorio nazionale. Per i pazienti, il punto resta l’appropriatezza della cura; per l’Italia, la capacità di trasformare sapere scientifico in infrastrutture sanitarie avanzate.