Dal Fronte · 2026-09-28
Bagnolini e Calypso: il successo navale italiano del 1940
di La redazione
Nella notte fra l’11 e il 12 giugno 1940, a sud di Creta, il sommergibile italiano Alpino Bagnolini attaccò e affondò l’incrociatore leggero britannico HMS Calypso. L’Italia era entrata nella Seconda guerra mondiale il 10 giugno: il combattimento arrivò dunque all’inizio delle operazioni nel Mediterraneo. Fu un successo navale circoscritto, ma netto, ottenuto contro un’unità militare avversaria.
Al comando del battello c’era il capitano di corvetta Franco Tosoni Pittoni. Il Bagnolini apparteneva alla classe Liuzzi, costituita da sommergibili oceanici della Regia Marina. Durante la missione intercettò la formazione britannica e riuscì a portarsi in posizione utile per l’attacco. Un siluro colpì il Calypso, provocandone l’affondamento. L’azione dimostrò quanto un sommergibile potesse rappresentare una minaccia concreta anche per una nave di superficie di maggiori dimensioni.
Il Calypso era un incrociatore della classe C, entrato in servizio durante la Prima guerra mondiale. Non si trattava quindi di una delle unità più moderne della Royal Navy, ma restava una nave da combattimento impiegata nelle operazioni britanniche. Questa distinzione è importante: riconoscere il risultato italiano non richiede di ingigantire le caratteristiche del bersaglio o di attribuire all’episodio conseguenze che non ebbe.
L’affondamento non modificò da solo l’equilibrio strategico del Mediterraneo. La Royal Navy conservava forze consistenti e la contesa per le rotte, i rifornimenti e le basi sarebbe proseguita a lungo. Il risultato del Bagnolini va dunque letto per ciò che fu: una vittoria tattica della componente subacquea italiana, non una battaglia decisiva per il controllo del mare.
Il suo valore storico rimane preciso. Un equipaggio italiano riuscì a individuare un bersaglio militare, condurre l’attacco e ottenere un risultato operativo verificabile. Ricordarlo significa restituire spazio alla preparazione degli uomini e alle capacità dei mezzi, distinguendole dalle decisioni politiche che portarono il Paese in guerra. La memoria militare nazionale acquista credibilità proprio così: attraverso fatti documentati, proporzioni corrette e rispetto per tutti i caduti.