Dal Fronte · 2026-09-26
CNAO di Pavia: l’acceleratore di particelle contro i tumori
di La redazione
PAVIA — Un acceleratore di particelle non serve soltanto a studiare la materia. Al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, il CNAO di Pavia, è il cuore di un sistema che impiega protoni e ioni carbonio per irradiare determinati tumori. È un’applicazione concreta della ricerca avanzata alla medicina, nella quale l’Italia dispone di competenze scientifiche, cliniche e tecnologiche di rilievo internazionale.
La tecnica si chiama adroterapia. Rispetto ai fotoni impiegati nella radioterapia convenzionale, queste particelle hanno una diversa distribuzione della dose: depositano gran parte della loro energia in prossimità della fine del percorso nei tessuti, nel cosiddetto picco di Bragg. Regolando l’energia del fascio e pianificando il trattamento, è possibile concentrare l’irradiazione sul bersaglio e limitare quella ricevuta dai tessuti sani circostanti.
Non significa azzerare gli effetti collaterali, né disporre di una cura adatta a ogni neoplasia. La scelta dipende dal tipo di tumore, dalla sua posizione, dai trattamenti precedenti e dalle condizioni del paziente. Gli ioni carbonio presentano inoltre caratteristiche radiobiologiche che possono essere utili contro alcune forme tumorali resistenti alle radiazioni convenzionali. L’indicazione resta una decisione specialistica, non una preferenza da stabilire sulla base della sola novità tecnologica.
Nel centro pavese le particelle vengono accelerate in un sincrotrone e indirizzate verso le sale di trattamento. Dietro ogni seduta lavorano insieme medici, fisici sanitari, tecnici e ingegneri: il fascio deve essere controllato, il paziente posizionato con precisione e il piano terapeutico verificato. L’innovazione consiste nell’intera catena, non soltanto nella macchina più visibile.
Il CNAO ha avviato l’attività clinica nel 2011. La sua esperienza mostra perché investire nella fisica, nell’ingegneria e nella formazione specialistica abbia ricadute che vanno oltre i laboratori. Per l’Italia, difendere questa capacità significa mantenere competenze strategiche e offrire opzioni terapeutiche avanzate quando sono appropriate. Il criterio decisivo resta il beneficio atteso per il singolo paziente, sostenuto dalle evidenze e valutato da un’équipe multidisciplinare.