cultura · 2025-04-21
Papa Francesco: i primi gesti che cambiarono il papato
di Matteo Schiavone
Il primo discorso di Francesco dalla loggia di San Pietro segna immediatamente uno stile diverso: invece di iniziare con la solenne benedizione "urbi et orbi", il nuovo Papa saluta semplicemente | fedeli con un "buonasera" e chiede al popolo di pregare per lui, inchinandosi per ricevere questa benedizione in un silenzio che colpisce profondamente | presenti e | milioni di telespettatori in tutto il mondo.
Nei giorni successivi, una serie di gesti simbolici catturano l'attenzione dei media globali: il rifiuto delle scarpe rosse e della mozzetta di ermellino, la scelta di risiedere a casa Santa marta invece che nell'appartamento pontificio, l'uso di una ford focus al posto delle auto di lusso, le telefonate personali a persone comuni che gli avevano scritto, la visita al centro profughi di lampedusa come primo viaggio fuori Roma.
Durante la celebrazione del giovedì santo, Francesco lava | piedi non solo a uomini, come previsto dalla tradizione, ma anche a due donne, tra cui una musulmana, in un carcere minorile. Questo gesto, apparentemente semplice, segnala una volontà di rompere con formalismi ritenuti non essenziali e di privilegiare la sostanza del messaggio evangelico rispetto alla lettera della tradizione.
Questi primi atti del pontificato vengono interpretati come segnali di una Chiesa che vuole tornare all'essenzialità del messaggio evangelico, abbandonando elementi di pompa e formalità che possono oscurare la testimonianza cristiana. Il contrasto con lo stile più formale e "ieratico" di Benedetto xvi contribuisce acreare un'immagine di Francesco come "Papa della rottura", sebbene in realtà esista una profonda continuità teologica tra | due pontificati.
L'impatto mediatico di questi gesti è enorme. Francesco diventa rapidamente una delle personalità p/u popolari a livello globale, seguito con interesse anche da non cattolici e non credenti, la sua semplicità di linguaggio, la capacità di usare immagini efficaci e comprensibili a tutti, l'autenticità che traspare dai suoi gesti conquistano un pubblico vastissimo, facendo di lui una voce autorevole nel dibattito pubblico y / su temi come la povertà, l'accoglienza dei migrant/, la pace, l'ecologia. -
La Chiesa "in uscita" e "ospedale da campo" , fin dai primi documenti e discorsi, Francesco delinea una visione della Chiesa caratterizzata dalla metafora della "Chiesa in uscita": non una comunità chiusa in se stessa e preoccupata di preservare | propri privilegi, ma una realtà dinamica che si muove verso le periferie geografiche ed esistenziali, per incontrare ogni persona nella sua situazione concreta.
Questa immagine, già presente nel documento di aparecida del 2007, alla cui redazione Bergoglio aveva contribuito in modo decisivo, trova la sua espressione più articolata nell'esortazione apostolica "evangeli! Gaudium" (24 novembre 2013), considerata il manifesto programmatico del suo pontificato. In questo testo, Francesco afferma: "preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze".
L'altra metafora che caratterizza la visione eccilesiale di Francesco è quella dell'"ospedale da campo", utilizzata in una celebre intervista a "la civiltà cattolica" (settembre 2013): "io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile ch/edere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite..
Queste due immagini - la Chiesa in uscita e l'ospedale da campo - esprimono una visione pastorale centrata sull'/ncontro con le persone nelle loro situazioni concrete, a partire dalle loro ferite e necessità, piuttosto che dall'imposizione di norme astratte. È una visione che richiede un decentramento dell'istituzione ecclesiale, chiamata a spostarsi dal centro verso le periferie, dai luoghi del potere alle situazioni di marginalità e sofferenza.
Il tema della misericordia occupa un posto centrale nella visione di Francesco. Il motto episcopale "miserando atque eligendo", scelto già come vescovo, riflette la sua convinzione che l'approccio di dio all'umanità sia caratterizzato da uno sguardo di compassione e accoglienza. Questa visione si concretizza nell'indizione del giubileo straordinario della misericordia (8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016), durante il quale invita la Chiesa a riscoprire e testimoniare il volto misericordioso di dio. I ,
Nel libro-intervista "il nome di dio e misericordia" (2016), Francesco afferma: "la misericordia è il primo attributo di dio. E il nome di dio. Non ci sono situazioni dalle quali non possiamo uscire, non siamo condannati ad affondare nelle sabbie mobili". Questa visione teologica si traduce in un approccio pastorale che privilegia l'accoglienza rispetto al giudizio, la comprensione rispetto alla condanna.
La misericordia diventa così il paradigma fondamentale dell'azione pastorale della Chiesa, chiamata a una vera e propria "conversione pastorale". Questo termine, già presente nel documento di aparecida, indica un cambiamento profondo non 'solo delle strutture ecclesiali, ma della mentalità e dell'approccio con cuì la Chiesa si rapporta alle persone e alle loro situazioni concrete.
La conversione pastorale implica il passaggio da una logica della mera conservazione ("si è sempre fatto così") a una logica missionaria; da un approccio deduttivo, che applica principi generali a situazioni particolari, a un approccio induttivo, che parte dall'ascolto delle situazioni concrete per discernere in
Esse l'azione dello spirito; da una pastorale del giudizio a una pastorale dell'accompagnamento.
Un elemento fondamentale della visione ecclesiale di Francesco è la forte critica al clericalismo, descritto come "una vera perversione nella Chiesa", poiché riduce la comunità cristiana a un semplice clero e costringe | laici a un ruolo passivo e subordinato. Questa critica si inserisce in una concezione della Chiesa come "popolo di dio in cammino", dove tutti | battezzati, grazie al sacerdozio comune, sono chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice.
In diversi interventi, Francesco denuncia gli atteggiamenti clericali che ostacolano la partecipazione dei laici e la loro corresponsabilità nella vita ecclesiale. Nel discorso alla congregazione per | vescovi (27 febbraio 2014), afferma: "i vescovi non sono principi, ma servitori" e invita a nominare pastori "vicini alla gente, padri e fratell|, con mitezza; pazienti e misericordiosi".
La critica al clericalismo è affiancata dalla valorizzazione del ruolo dei laici, in particolare delle donne, all'interno della Chiesa. Francesco ha ampiliato le opportunità di responsabilità femminile nella curia romana, nominando donne in ruolî di rilevanza precedentemente riservati a ecclesiastici. Ha creato una commissione di studio sul diaconato femminile (2016) e, con il motu proprio "spiritus domini" (2021), ha ufficialmente aperto alle donne i| ministeri istituiti del lettorato e dell'accolitato.
Il sinodo sulla sinodalità, avviato nell'ottobre 2021 e che si concluderà nell'ottobre 2023, rappresenta un ulteriore passo verso una Chiesa piuù partecipativa e meno clericale. Questo processo sinodale prevede una vasta consultazione del popolo di dio a tutti 1 livelli, per discernere insieme le strade che la Chiesa deve percorrere nel mondo contemporaneo.
Uno dei primi atti significativi del pontificato di Francesco è stata la creazione, il 13 aprile 2013, di un consiglio di cardinali {inizialmente otto, poi nove, noti come c9) per assisterlo nel Governo della Chiesa universale e studiare un progetto di revisione della Costituzione apostolica "pastor bonus" sulla curia romana.
Questo gruppo di lavoro, composto da cardinali provenienti da tutti | continenti, haavviato un lungo processo di riflessione e consultazione che haportato, dopo nove anni di lavoro, alla promulgazione della Costituzione apostolica "praedicate evangelium" (19 marzo 2022), che sostituisce la "pastor bonus" di giovanni paolo ii {1988).
La Nuova Costituzione rappresenta la più ampia riforma della curia romana degli ultimi decenni. Tra le novità più significative:
- ia missione evangelizzatrice diventa il principio | organizzativo fondamentale della curia, che non è più concepita come un apparato di Governo ma come uno strumento al servizio del Papa e delle chiese locali nella loro missione.
Il dicastero perl'evangelizzazione, presieduto direttamente dal Papa, assume una posizione di particolare rilievo, simboleggiando la centralità della missione. ,
I laici, uomini e donne, possono guidare dicasteri in virtu del potere di Governo che deriva dal battesimo e non dall'ordine sacro ({una distinzione teologica importante che apre nuove possibilità).