Hamas: inchiesta sui fondi di beneficenza in Italia
di Andrea Della Giustina
Sette milioni, duecentottantottomila, duecentoquarantotto euro e quindici centesimi. Va scritto per esteso, perché il peso di questa cifra penetri la cortina di nebbia ideologica che avvolge l'Europa da decenni. Non una colletta rionale finita male: un fiume di denaro drenato dalle tasche di cittadini italiani, filtrato attraverso il sistema bancario occidentale e pompato con precisione chirurgica nelle vene del terrorismo islamista.\n\nPer anni chiunque sollevasse un dubbio sulla destinazione dei fondi raccolti dalle associazioni 'Pro-Pal' veniva marchiato a fuoco: cinico, insensibile, servo del colonialismo. Oggi, grazie all'inchiesta della Procura Nazionale Antimafia, della Digos e della Guardia di Finanza, quel ricatto morale è finito in pezzi. L'operazione che ha portato agli arresti dei vertici della cellula italiana di Hamas non è cronaca giudiziaria: è un evento spartiacque.\n\nAl centro della ragnatela l'architetto genovese Mohammad Hannoun, per anni interlocutore rispettabile delle istituzioni locali. Dietro la facciata dell'Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese e delle altre sigle, secondo gli inquirenti, oltre il 71% dei fondi raccolti non è mai ar
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Il libro nero della beneficenza armata
Sette milioni di euro raccolti come beneficenza e finiti per il 71% nelle casse di Hamas: anatomia di una truffa umanitaria e dei suoi complici morali.
di Andrea Della Giustina — 30 dicembre 2025
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Sette milioni, duecentottantottomila, duecentoquarantotto euro e quindici centesimi. Va scritto per esteso, perché il peso di questa cifra penetri la cortina di nebbia ideologica che avvolge l'Europa da decenni. Non una colletta rionale finita male: un fiume di denaro drenato dalle tasche di cittadini italiani, filtrato attraverso il sistema bancario occidentale e pompato con precisione chirurgica nelle vene del terrorismo islamista.\n\nPer anni chiunque sollevasse un dubbio sulla destinazione dei fondi raccolti dalle associazioni 'Pro-Pal' veniva marchiato a fuoco: cinico, insensibile, servo del colonialismo. Oggi, grazie all'inchiesta della Procura Nazionale Antimafia, della Digos e della Guardia di Finanza, quel ricatto morale è finito in pezzi. L'operazione che ha portato agli arresti dei vertici della cellula italiana di Hamas non è cronaca giudiziaria: è un evento spartiacque.\n\nAl centro della ragnatela l'architetto genovese Mohammad Hannoun, per anni interlocutore rispettabile delle istituzioni locali. Dietro la facciata dell'Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese e delle altre sigle, secondo gli inquirenti, oltre il 71% dei fondi raccolti non è mai arrivato alla popolazione civile. Non ha comprato latte in polvere né generatori per gli ospedali: è finito nelle casse di Hamas e delle sue articolazioni militari. Il pensionato che versava cento euro per i bambini di Gaza ne destinava settantuno a componenti missilistiche, stipendi di miliziani, tunnel.\n\nIl denaro non viaggiava in linea retta: triangolazioni verso conti in Turchia, onlus di comodo in Europa, contante portato a mano. Perché tanta complessità, se lo scopo era comprare farina? Perché lo scopo non era la farina. Tra i beneficiari spicca Osama Alisawi, già ministro del governo di Hamas a Gaza. La Procura è chiara: non effetti collaterali, ma progetto strategico – una retrovia logistica e finanziaria nel cuore dell'Europa.\n\nCome è stato possibile per vent'anni, alla luce del sole? Per l'applicazione industriale di tre tecniche. La prima è la cappa di immunità morale: chi si ammanta della parola beneficenza e la associa alla parola Palestina diventa intoccabile, e le banche, terrorizzate dalla cattiva stampa, lasciano correre transazioni che verso la Russia o l'Iran avrebbero fatto scattare allarmi rossi. La seconda è l'ingegneria dell'attenzione: immagini strazianti e decontestualizzate, con Hamas rimosso dall'equazione – se Hamas non esiste, i soldi devono per forza andare ai civili. La terza è la fabbrica del consenso: sale comunali concesse, convegni, palchi sindacali, ossia cambiali di credibilità firmate dalle élite politiche e intellettuali.\n\nSe Hannoun è l'esecutore materiale, esistono mandanti morali. Greta Thunberg è l'archetipo del pacifinto: la sua transizione dal clima alla kefiah regala al terrorismo islamista l'accesso alla Generazione Z, riducendo il Medio Oriente a una questione estetica. Francesca Albanese lavora invece sulla testa delle istituzioni: la minimizzazione sistematica delle responsabilità di Hamas ha fornito l'alibi giuridico perfetto a chi non voleva controlli. Due facce della stessa medaglia, l'una emotiva, l'altra tecnocratica, entrambe funzionali alla zona grigia in cui il terrore fa affari d'oro.\n\nPoi c'è la massa degli ingenui utili. Di fronte ai sette milioni finiti ad Hamas la reazione non è stata l'orrore ma la negazione: dissonanza cognitiva allo stato puro. Ammettere che i propri soldi abbiano finanziato rapimenti e stupri è psicologicamente devastante, dunque si attacca il messaggero e si grida al complotto. La beneficenza è diventata auto-assoluzione narcisistica: non si donava per aiutare l'altro, ma per sentirsi migliori. Hamas lo sapeva, e ha monetizzato il nostro senso di colpa.\n\nChiudiamo con un esercizio di matematica macabra. Con sette milioni si costruivano due poliambulatori attrezzati, si sfamavano migliaia di famiglie per mesi, si installavano impianti di desalinizzazione. Invece hanno comprato migliaia di razzi e chilometri di tunnel. Ogni euro deviato non è solo un aiuto mancato a un palestinese affamato: è un proiettile in più contro un civile. È una doppia truffa – si ruba il pane all'uno per uccidere l'altro.\n\nL'operazione della Digos di Genova non chiude un capitolo: apre una voragine. Il vero imputato è l'Occidente, che ha permesso alle parole di perdere significato chiamando attivisti i fiancheggiatori e beneficenza il finanziamento al terrorismo. La stagione dell'innocenza è finita: chi dopo questa inchiesta continua a versare soldi nel bancomat del terrore non è un buonista, è un finanziatore del terrorismo. La pietà senza intelligenza non è virtù: è suicidio.