cultura · 2025-10-20
Alessandro Barbero e le foibe: storia e polemiche
di Matteo Schiavone
Alessandro Barbero, re della storia medievale e idolo degli intellettualoidi da salotto, ha deciso ancora una volta di concedere al popolo la sua 'illuminata' opinione, questa volta sulle foibe. Con il tono compiaciuto e la retorica impomatata da salotto televisivo, ha trasformato una delle pagine più dolorose della storia italiana in una favoletta moralista: i partigiani comunisti eroi senza macchia, gli italiani semplicemente i cattivi. Gli infoibamenti sarebbero una 'comprensibile reazione popolare' alla brutalità fascista – e poco importa se tra le vittime c'erano donne, anziani, bambini, sacerdoti, colpevoli solo di parlare italiano.
Il Giorno del Ricordo, per lui, è 'falsificazione neofascista', un'operazione della destra per bilanciare il 25 aprile. Ma la storia vera non si scrive con le emozioni a comando e le etichette ideologiche: le foibe non sono una 'conseguenza inevitabile della guerra', sono un crimine contro l'umanità. Punto. Non c'è contesto che tenga davanti a quelle fosse piene di italiani massacrati.
La doppia morale è disarmante: 'sono comunista perché quel progetto mi suscita emozioni positive', dice, come se le stesse parole applicate al fascismo non avrebbero fatto gridare allo scandalo. I gulag e le purghe staliniane diventano 'tragici errori', il patto Molotov-Ribbentrop una 'scelta cinica ma necessaria', la NATO 'un cane che abbaia alle porte di Mosca'. Un vero storico dovrebbe essere testimone della verità, non custode di miti: Clio, la musa tradita, meriterebbe di più.